>> SWIMMING ACROSS THE ATLANTIC (VIDEO)




 

IL CONTENITORE PIU GRANDE DEL CONTENUTO


“ Se hai un po’ di amici

una zattera

e una vasca di plastica sopra

e una tela di lino come vela

e anche un buon vento in poppa

e molta fortuna –

è facile “Attraversare l’Atlantico a nuoto”.
(1979)

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In cinque giorni, dal 14 al 19 agosto 1982, quanto dura la traversata tra l'Inghilterra e New York del transatlantico QE2, nuotare nella piscina per quattro ore al mattino e quattro al pomeriggio. Considerare la piscina come uno spazio di lavoro, quasi un ufficio. Rilasciare dall'"ufficio" ai passeggeri che nuotano insieme a me un certificato che dimostri che hanno realmente traversato un pezzo di Atlantico a nuoto. Entrare e uscire dalle due dogane, passaporto in mano, immerso in una vasca a rotelle, sospinta dai doganieri.

 

 

 

 

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La metafora del nuotatore come concezione che caratterizza una vita, una fisionomia, la figura fisica e il comportamento.

Non l’acqua e nemmeno il nuoto sono rilevanti.

Attraversare come verbo, come pensiero, come determinazione; esporsi e subire il mondo e i media in una auto-trappola… negli anni '70 usavo la parola bugia. Una messa in scena, un disegno.

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Un titolo come un’insegna al neon, per capire se può reggere.

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Tre anni di preparazione, 12 mostre e performances tra Milano e New York, durante cui, due anni prima dell'effettivo viaggio, nasce un’opera teatrale. Sul palcoscenico del teatro Pierlombardo, una piscina lunga 10 metri dove racconto il futuro viaggio.

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Ho voluto sostenere che un particolare titolo può avere una forza "irresistibile" pur costando pressoché niente. Era un’anticipazione e una rivelazione delle possibilità di manipolazione, a livello di comunicazione, di una qualsiasi cosa.

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Mi viene in mente che la cosiddetta epoca della comunicazione potrebbe essere quella della manipolazione, del resto sempre esistita.

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Perché nuotare in un contenitore, in una piscina e su una nave, mentre i contenitori nel mondo si sono ingranditi, pubblicizzati, moltiplicati, inter-scambiati sempre di più e sempre meglio? Nel frattempo è successo proprio questo: i contenuti sono diventati tenui e più timidi.
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Il tempio di Olimpia conteneva a malapena la statua di Zeus di Fidia, una probabile anomalia nella storia e in senso inverso. Nonostante ciò, questa impostazione che è anche comunicazione, è durata, come si sa, per mille anni. Perché avvenisse una comunicazione duratura era necessaria una relazione di sufficienza tra il contenuto e l’involucro. E spesso, nell’arte era benvenuto il fatto che il contenuto, il pensiero, il progetto, debordassero. Nell’arte e nella vita.

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E’ diffuso l’entusiasmo che prende nel progettare con grande margine in eccesso. E aspettarsi una futura escalation dell'utilizzo di spazi e del successo di qualsiasi tipo di impresa. Tutto questo ottimismo, quasi obbligatorio, non ci ha puntualmente portato al deserto delle periferie?
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E chi sa dove ci condurrà l’analisi senza il valore del sublime?

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Molto tempo fa, studente all’Accademia di Sofia, fui colpito dal fatto che gli scultori greci non studiassero l’anatomia. Contemplavano il corpo, la vita e la forma e questo era, come vediamo, più che sufficiente.